Riprendo in mano le pagine del blog dopo due lunghi mesi.

Approfitto delle festivita’ cinesi (tra dieci giorni c’e’ il Capodanno cinese – la festa piu’ importante dell’anno, che dara’ il via al nuovo anno della tigre) per fare il punto sulle maggiori novita’ dal mondo mandarino. La prima riguarda il mio contratto di impiego presso l’universita’. A fianco del corso su Storia e Cultura Italiane mi hanno anche chiesto di insegnare Film Analysis, dopo che alcuni colleghi occidentali hanno sparso la voce sulla mia grande passione. A me non puo’ che far piacere, ma nel prossimo semestre (che prendera’ il via il 1 Marzo) dovro’ insegnare molte piu’ ore. Ne approfittero’ comunque per fare alcune riflessioni sul cinema cinese (oggetto del mio interesse personale) e sulla percezione cinese del cinema occidentale (oggetto del corso).

Inoltre, sono da poco reduce da un piccolo ma significativo viaggio attraverso la Cina (e precursore della spedizione estiva – di cui parlero’ a tempo debito) che mi ha portato dalla glaciale Harbin, alla quasi altrettanto fredda Pechino, fino al “remoto” Szechuan, nel profondo sud. Se ad Harbin ho avuto modo di visitare l’incantevole Harbin Ice Festival (di cui scrivero’ in un apposito post), Pechino e Chengdu hanno sicuramente ampliato la mia conoscenza della Cina e comprensione dell’universo culturale mandarino.

Non avendo tempo ne’ la volonta’ di sommergervi di parole con un racconto da turista, vi riporto solamente alcune emozioni particolari ed impressioni forti che i due posti mi hanno lasciato.

Da un parte Pechino, culla del potere del Partito (il piu’ longevo – al governo – al mondo), citta’ dove modernita’ e classicita’ si combinano in modi inediti sotto la spinta dello sviluppo economico e del successo dei giochi olimpici (che hanno reso Pechino, a suo modo, una citta’ multiculturale, vista la crescente quantita’ di espatriati che ci si sono trasferiti), attutita pero’ dall’incrollabile fascino dell’eredita’ imperiale cinese e dall’amore dei cinesi per le loro tradizioni.

Un gruppo di miei devoti e appassionati studenti pechinesi mi accompagna nel punto piu’ splendido della Grande Muraglia, evitando con estremo piacere il fastidio dei canali turistici. Un posto da togliere il fiato, conferma dell’indissolubile resistenza del passato di questo paese. Una cinta muraria maestosa lunga oltre 6500 km, che nasce sulle spiagge del Mar Giallo e si insabbia nelle dune gialle del deserto del Gobi, dopo aver attraversato montagne, fiumi e valli. Sorprende scoprire come la Muraglia abbia piu’ volte fallito il suo intento protettivo, funzionando invece come portentosa “rete telefonica”, con cui le diverse torri di guardia potevano trasmettere informazioni in pochi minuti fino al centro di Pechino…

(Con orgoglio mi insegnano una celebre frase di Mao sulla Muraglia: “Chi non scala la Grande Muraglia non e’ un vero uomo!” / “Bu Dao Chang Cheng Fei Hao Han“)

Infine Chengdu, capitale del Szechuan, famosa per il devastante terremoto del 2008 e per la (piccante e deliziosa) cucina. Una citta’ di 5 milioni di abitanti dove si ha l’impressione di essere in una citta’ di provincia relativamente calma e rilassata. Facendosi largo tra la nebbia e le liane che dipingono la “giungla” cittadina, sorge un piccolo mondo fatto di buddhismo, sale da the e tavoli all’aperto dove la gente gioca a mahjong, e una vibrante vita notturna che ricorda le capitali estive dell’Europa meridionale.

Un’escursione nella piccola citta’ di Leshan, perla sperduta nella giungla che ospita un Buddha gigantesco di 70 metri, continua ad alimentare il mio sogno di scendere fino in Indocina durante l’estate. Citta’ cosi’ piccole di stranieri ne vedono pochi. Lo capisco dalle facce incuriosite e sorprese della gente che incontro aggirandomi per i viali di una citta’ vecchia (e sporca) dove scopro una piccola moschea ricavata in un garage, e un mercato di alimenti dove un macellaio taglia con rigore la sua carne tra biciclette e motorini carichi di riso e polli che passano tra i banchi. In un angolo, lungo la strada, alcune ragazze si fanno lo shampo in un secchio d’acqua… Scene quasi surreali che si svolgono quotidianamente sotto gli occhi addormentati del Buddha gigante.

Tornero’ in queste terre, nella speranza di poter assaporare mille e piu’ di queste emozioni sulla strada per l’Indocina…

e.

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